AFFIDAMENTO A TERZI DI MEZZI DI TRASPORTO PER L’ESECUZIONE DI SERVIZI IN FAVORE DEL COMMITTENTE, PROPRIETARIO DEI MEZZI

Una fattispecie, ricorrente con una certa frequenza nei confronti di imprese di servizi, è quella concernente l’esecuzione del trasporto, costituente attività strumentale o ancillare rispetto al core business aziendale.
Un esempio significativo è rappresentato dalle società di gestione aeroportuale, con riferimento al trasporto degli equipaggi e dei bagagli disguidati, ossia a servizi nell’interesse del vettore aereo che il gestore aeroportuale effettua a richiesta del medesimo.
Si tratta di servizi generalmente non remunerativi, eseguiti dal gestore a richiesta della compagnia di navigazione aerea, principalmente per migliorarne la fidelizzazione.
Il caso può riguardare anche altre imprese nel campo dei servizi o in quello manifatturiero.
Certamente il servizio può essere affidato ad un’impresa di trasporto, con il consueto schema del subtrasporto: nei confronti del committente (compagnia di navigazione aerea), vettore contrattuale risulta il contraente (nella specie, il gestore aeroportuale) e vettore di fatto l’impresa di trasporto.
Può accadere che l’imprenditore abbia già nella propria disponibilità i mezzi di trasporto e, anziché organizzare il trasporto a proprio rischio imprenditoriale (dunque, con proprio personale dipendente), preferisca assegnarne l’esecuzione a terzi.
Lo schema, a volte praticato, è quello di dare in comodato il mezzo di trasporto al soggetto terzo, con il quale viene contestualmente stipulato un contratto quadro per l’effettuare di trasporti accessori all’attività aziendale, con la menzione che il mezzo può essere destinato esclusivamente all’esecuzione di tale contratto quadro.
La suddetta operazione giuridica è certamente da sconsigliare, atteso che il contratto quadro verrebbe correttamente a qualificarsi come contratto di lavoro subordinato, mentre il contratto collegato di comodato dell’automezzo acquisterebbe carattere simulato.
La medesima operazione può essere realizzata, con possibilità ben più significativa di tenuta giuridica di fronte al possibile contenzioso, mediante un contratto di locazione di automezzo e un contratto quadro di trasporto, a condizioni economiche tali che quelle del secondo controbilancino l’esborso che l’autotrasportatore affronta per il primo; occorre eliminare per quanto possibile qualsiasi collegamento fra i due contratti e, in particolare, rimuovere la clausola di destinazione esclusiva dell’automezzo in locazione all’esecuzione del contratto di trasporto, ma considerare, invece, l’automezzo nel libero godimento del conduttore.
In questi termini è stato un parere espresso dal prof. avv. Alfredo Antonini di LawFed - Studio Legale Antonini a un primario operatore del settore aeroportuale, finalizzato non certo ad eliminare, ma almeno a ridurre il rischio di conversione dei due contratti in questione in altro di lavoro subordinato.
Il medesimo schema può essere utilizzato, come detto, per imprese del settore manifatturiero che, in possesso dei mezzi di trasporto necessari, ritengano opportuno esternalizzare il servizio seguitando ad impiegare i mezzi stessi.
Non sembra consentito, viceversa, l’utilizzazione del medesimo schema ad opera di un’impresa di trasporti che intenda affidare una parte del proprio parco automezzi a terzi destinati ad operare esclusivamente o principalmente per conto dell’impresa stessa, apparendo quasi inevitabile in tal caso la riqualificazione dei contratti collegati in un contratto di lavoro subordinato.

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